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Pippo Delbono al Borgo di Caserta con Enzo Avitabile
Mercoledì 22 Agosto 2018 16:30

Caserta, torna Settembre al Borgo:
quanti big alla corte di Enzo Avitabile

di Enzo Battarra

Torna il Settembre al Borgo, dopo le consuete inquietudini che ogni anno lo precedono. Torna la corte del Castello medioevale a essere protagonista come teatro all'aperto, dopo la rinuncia alle suggestioni della Torre dei Falchi nella passata edizione, dedicata a Fausto Mesolella.

Sarà questa l'edizione 46, con inizio mercoledì 5 settembre e conclusione lunedì 10. E non si proporrà come la tipica e circoscritta rassegna di Casertavecchia, ma sarà il vero festival dei borghi tifatini, coinvolgendo le altre frazioni vicine e i loro tesori, fino a raggiungere l'Eremo di San Vitaliano. Il direttore artistico è Enzo Avitabile. E anche questo è in pratica un ritorno, visto che il celebrato musicista napoletano ha già guidato con successo a Caserta nel 2015 il Leuciana Festival. A organizzare il Settembre al Borgo l'Assessorato agli Eventi del Comune di Caserta e la Promomusic Italia, con il finanziamento della Regione Campania. Nell'occasione ripristinata anche un'antica tradizione. Tutti gli eventi in programma saranno a ingresso gratuito, fino a esaurimento dei posti disponibili.

Musica, teatro, arte, letteratura, linguaggi del contemporaneo, ma anche rispetto della tradizione e della storia, una contaminazione ma anche un equilibrio tra «anima mundi» e «genius loci». Lo stesso direttore artistico spiega il suo progetto: «Settembre al Borgo quest'anno vuole narrare la libertà dei popoli, il morire e lasciare qualcosa che resti di giorno in giorno nel cuore del mondo: un omaggio alla vita. Ho immaginato il cartellone come un raduno spontaneo dedicato all'amore per le differenze e all'accoglienza».

Ed eccolo il programma, che vede protagonisti Vinicio Capossela, Avion Travel, Pippo Delbono, Alessandro Haber, il duo Petra Magoni e Ferruccio Spinetti, lo stesso Enzo Avitabile. E ancora Lula Pena dal Portogallo, Ashraf Sharif Khan dal Pakistan, Luigi Lai & Fabio Vargiolu, Maryam Tancredi e Pino De Vittorio. Spazio anche all'arte con le mostre «Imprimatur stampa» dell'artista francese Cathie Brousse ed «Helix» dello scultore sannita Mario Ciaramella. In più una sezione dedicata alla letteratura con «Libri al borgo», a cura di Luigi Ferraiuolo. Il primo spettacolo si terrà sempre alle 21 nell'Anfiteatro della Torre, per poi proseguire con il secondo appuntamento alle 23,30 nella Cattedrale. In programma, inoltre, musica nelle corti con la paranza di Marcello Colasurdo a Sommana, Cenere e Lapilli a Casola, Gerardino Amarante & Spaccapaese a Pozzovetere e scorci itineranti con i Taranterrae.

Sarà quindi Vinicio Capossela ad aprire il festival mercoledì 5 al Castello. Il cantautore, scrittore e poeta irpino si esibirà con un progetto in trio dal titolo «Leitourghia - Servizio di Canto Pubblico». Finito lo spettacolo, si andrà al Duomo per assistere alla performance della giovane cantante partenopea Maryam Tancredi, vincitrice di The Voice of Italy 2018.

Giovedì 6 toccherà agli Avion Travel essere i protagonisti sul palco sotto la Torre. La band casertana ritorna dal vivo per presentare il nuovo album «Privé», il primo di inediti dopo quindici anni. A seguire, in Cattedrale il virtuoso delle launeddas Luigi Lai sarà in scena con Fabio Vargiolu. È lui il più grande suonatore dello strumento tipico della tradizione musicale sarda.

Dallo storico contrabbassista degli Avion Travel Ferruccio Spinetti e dalla straordinaria cantante Petra Magoni nasce il duo Musica Nuda. Sarà tutto per loro l'Anfiteatro della Torre venerdì 7. In scaletta brani contenuti nel nuovo album live «Verso Sud», un viaggio nel meridione musicale dell'Italia e del mondo, tra istinto e libertà. Solito percorso intramurario e si seguirà in Cattedrale la cantante e poetessa lusitana Lula Pena, tra fado, chanson e world music.

Protagonista della serata di sabato 8 sarà Alessandro Haber. L'attore e regista bolognese porterà in scena tra le mura medioevali il suo personalissimo omaggio a Charles Bukowski, su musiche dei casertani Ubaldo Tartaglione e Ferdinando Ghidelli. A spettacolo concluso, si transiterà verso il secondo polo del borgo, il Duomo, dove si esibirà Ashraf Sharif Khan, musicista pakistano che appartiene all'illustre scuola Poonch Gharana del sitar tradizionale.

Domenica 9 sul palco del Castello ci sarà lui, il direttore artistico. Enzo Avitabile presenterà il nuovo progetto «Babel Mix». Il titolo già annuncia un lavoro di contaminazione tra linguaggi sonori, passando dalla musica etnica a quella acustica, a quella elettronica. Il compositore e musicista ripercorrerà in quartetto, con ospite speciale Ashraf Sharif Khan, il suo percorso artistico, rivisitando brani del repertorio. E subito dopo lettura in Cattedrale per il regista, attore e drammaturgo Pippo Delbono. Nella chiesa romanica risuoneranno brani del libro di Gianni Manzella «La possibilità della gioia». Presente lo stesso autore.

Il concerto di chiusura del festival sarà ospitato lunedì 10 alle 21 dall'Eremo di San Vitaliano. Si esibirà il tenore e attore Pino De Vittorio, in scena con «Tarantelle del rimorso». A precederlo alle 19.30 la presentazione del libro di Luca Palermo «Caserta 70 - movimenti artistici in Terra di Lavoro».

 
Le joies de la vie et de la mort
Lunedì 30 Luglio 2018 08:49
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Actualités : Culture

«La gioia» de Pippo Delbono au festival international de Hammamet

Les joies de la vie et de la mort

Heureusement que la culture reste encore une valeur intrinsèque, heureusement que l’art a encore un sens dans quelques-uns de nos festivals. Et mardi soir, le Festival international de Hammamet, un festival à pure identité culturelle et qui échappe à loi sacrée du guichet et de la rentabilité, a eu l’audace et aussi le privilège de recevoir un monstre sacré de la scène théâtrale italienne : Pippo Delbono.
Inutile d’étaler son parcours, relater ses œuvres, les nombreuses étapes de sa vie d’artiste, les moteurs de recherche s’en chargent ; mais il est important de retenir son passage chez nous comme un acte fondateur d’une réelle vision artistique comme se fut le cas pour Magy Marin l’an dernier et d’autres noms encore que l’histoire retiendra.
«La gioia» ou la joie est une mise à plat d’une idée, d’un concept, d’un sentiment, une émotion d’une complexité telle qui ne se révèle que sous l’impulsion d’autres sentiments qui lui sont antagonistes. Pippo Delbono explore les méandres de la condition humaine et de sa complexité, et dresse un tableau où chaque détail est porteur de sens, peut-être pas pour nous spectateurs, mais certainement pour lui auteur, metteur en scène et comédien de ce spectacle.
Mais avons-nous vraiment besoin de tout comprendre ? Pour lui, la réponse est : certainement pas… Pour lui, il faut se laisser guider par les sons, les couleurs, les apparitions de personnages, haut en couleur, aussi étranges que familiers comme sortis de nos rêves.
Pour raconter la «Gioia» Pippo Delbono raconte des images que nous voyons défiler devant nous, comme si nous avions pénétré dans l’intimité de ses fantasmes, comme si  nous étions spectateurs de ses délires…il nous raconte sa peur à la troisième personne mais il fait tout pour nous dire que c’est de lui qu’il s’agit. La folie se mélange à la lucidité et, sur scène, il fait fleurir ses personnages, la scène s’illumine, les guirlandes tombent du ciel, les fleurs tapissent le sol… Pippo Delbono fleurit son théâtre comme on fleurit une tombe, et c’est là où il retrouve sa joie, la joie de la mort, la joie dans la douleur, dans l’angoisse et la peur.
«La gioia» était un moment d’enchantement, un instant suspendu, un moment volé à la vie et une contemplation extrêmement subtile des choses de la vie, de la mort, de l’ici-bas et de l’ailleurs.

Auteur: ASMA DRISSI


 
A Alegria de Pippo vai florir em Almada
Mercoledì 18 Luglio 2018 16:22

A Alegria de Pippo Delbono vai florir em Almada

O que vem depois da tristeza? A esperança, diz o italiano Pippo Delbono, ator e autor inclassificável, em A Alegria. Hoje às 22:00 no palco grande da Escola D. António da Costa, em Almada

Pippo Delbono no grand finale, o palco cheio de flores

© Festival de Almada

Ana Sousa Dias
12 Julho 2018 — 00:00

Mais do que uma peça de teatro, La Gioia (nome original) é uma viagem de oitenta minutos de encantamento, com pessoas, palavras, silêncios, música, dança, sensações, sentimentos e milhares de flores num grand finale. É Pippo Delbono a embrulhar as dores íntimas e a abraçar as dores do mundo, em pleno Festival de Almada.

A estreia foi feita em março em Bolonha e o acolhimento do público foi, nas palavras de Pippo Delbono, "uma coisa extraordinária". Isto é: terminado o espetáculo, sossegada a longuíssima ovação, o público não saía do lugar, continuava na sala como se não houvesse razão para voltar para casa, para enfrentar a rua e a neve que tinha caído ao longo do dia. Mas não era por medo dos graus negativos do exterior: o público queria continuar ali. Pippo, 59 anos, desceu à plateia e ficou a conversar com as pessoas que o abraçavam emocionadas.

Só depois o ator e encenador, uma espécie de bom gigante, se recolheu ao camarim e falou ao DN. Exausto, física e psicologicamente, mas ao mesmo tempo encantado por deparar com uma portuguesa: "Em Portugal sinto-me sempre bem com toda a gente, com as pessoas do teatro, com o público, com os críticos. Há uma humanidade, uma inteligência... não são como os espanhóis, que são cabeças duras".

Hoje Pippo e a sua Compagnia estão em Portugal, acabados de chegar da Grécia onde apresentaram o mesmo espetáculo, e após uma digressão pela Índia. Avisaram, em março: "Não podemos dizer que alterações vamos ter até julho, porque a peça vai mudando ao longo do tempo".

Evidentemente, os atores, a estrutura da peça, o fundamental do texto, as canções, o circo, as danças, tudo isso se mantém, as alterações não vão à essência do espetáculo. Esta peça revela um Pippo a sair da depressão que viveu nos anos anteriores, e em que a lenta morte da mãe foi omnipresente.

Mas Safi, o refugado afegão, vai montar e desfazer uma coleção de barquinhos de papel, uma esquadra frágil a atravessar o mar do palco, pacientemente, ao som de Clair de Lune, e Pippo vai dizer o poema de Erri de Luca: "Mar nosso que não estás nos céus, que abraças as fronteiras da ilha e do mundo, santificado seja o teu sal, santificada seja a tela do teu fundo, acolhe as embarcações sobrecarregadas sem nenhuma estrada traçada nas tuas ondas..."Bobò, o homem que Pippo retirou há anos de um asilo psiquiátrico, vai atrair os olhares de todos sempre que entra no palco, comovente e espantado. Grazia e Ilaria vão dançar celegantes e tranquilas. E Pippo vai estar no palco quase sempre, à espera do momento em que as flores vão finalmente florir.

Pippo e Bobò: "A quem posso eu contar os meus pesadelos se não a ti?

© Festival de Almada

O que é A Alegria, como chegou a esta alegria?

Vivi um momento de grande dor, de angústia, devido a situações que me aconteceram, sobretudo o fim da minha mãe. Mas depois a alegria começou a aparecer e a desenvolver-se. É isso o espetáculo. Falo sempre como se se tratasse de um amigo mas sou eu o amigo, evidentemente.

Como se faz de uma tristeza um espetáculo?

Para mim, é a única possibilidade. Preciso de reencontrar no teatro a força, a possibilidade da alegria.

É habitual em si, levar para a cena o seu próprio mundo de sensações e de sentimentos?

Faço isso há muito tempo. Mas creio que esta vez foi a mais profunda, sem nenhuma mediação e pode funcionar ou não. Estava de tal forma num buraco que disse que não queria fazer espetáculos, sentia-me demasiado mal, e no entanto fiz. Está ali a verdade. Entrego-me completamente, com toda a sinceridade, e isso sente-se, vê-se. Cada instante de alegria que ali viu eu estou realmente a senti-lo, não é artificial. Não estou a pensar se funciona ou não, assumo com coragem que estou mesmo num buraco negro. Deixo que a luz entre, que a luz permaneça, estou em cena do princípio ao fim. Destruí de alguma maneira a linguagem teatral, não é uma linguagem convencional. Fiz um espetáculo que fala de dor depois da crise, e isso fez a diferença. Estou totalmente lá dentro, há um momento em que começo a gritar. Mas estou a dizer a verdade. E o final é de esperança, é um final que te diz que vais sair disto.

Os atores da A Alegria, da Compagnia Pippo Delbono

© Festival de Almada

Porque há sempre a primavera depois do inverno?

É isso.

As flores hão de florir sempre?

E temos de ficar contentes por isso acontecer, por isso voltar.

Como construir um espetáculo tão íntimo com outras pessoas, com músicas e textos de outras pessoas?

Como um pintor que faz desenhos onde segue a sua inspiração, que vai sentindo que isto está certo, aquilo não. Como um compositor que procura sons. O espetáculo é maior do que eu, muito maior do que eu. Ele chegou assim e começa a aprender, ele próprio. Obriga a rir e não é simples fazer rir, é preciso tempo. É um monstro que começa.

Os espetáculos são diferentes uns dos outros?

Há coisas que mudam muito, sobretudo agora porque estamos no início da criação. Ontem, por exemplo, numa das cenas com o [Zakria] Safi, o Bobò, que tinha sido o escolhido para fazer esse papel, disse-me que não queria fazer. E hoje mudei, ele tinha razão, sou eu que faço a cena com o Bobò.

Safi é um refugiado?

Sim, do Afeganistão. Ele não quer ser fotografado, há muitos problemas, mas ele era um refugiado que estava no Evangelho, tanto na peça como no filme. Ele veio do Afeganistão, atravessou a Turquia e conseguiu refúgio em Itália.

É como se colhesse todas as tristezas do mundo, os refugiados, as pessoas que estão um pouco perdidas, e reúne tudo no espetáculo. Acontece o mesmo no seu íntimo? A sua dor vem daí?

Talvez venha, sim, porque é a minha dor, é a dor do mundo. Não sei. Por enquanto ainda não me sinto completamente bem. Há 30 anos que pratico budismo e sei que a dor dos outros te ajuda a sair da tua dor. Digo a verdade em palco quando digo que a dor pode tornar-te egoísta, por vezes fazes ações que talvez não quisesses fazer, e fazes porque saber que elas te fazem bem a ti e a todos os outros. É compaixão, não é piedade, é uma coisa mais profunda do que a misericórdia. Desces até ao fundo e podes fazer algo pelo outro. Eu conheço esse fundo. Como o senhor que tem uma casa na praia, outra na montanha, um barco à vela mas num dado momento perde o significado.

Como surgiu a ideia das flores, tão espetacular?

Foi em Paris, vi flores na rua. E disse que era preciso arranjar flores, procurar flores por todo o lado. Estas flores representam muitas coisas.

Disse no palco que os alemães precisam de compreender, não de sentir. O que quer dizer com isso?

Disse isso hoje, é verdade, saiu-me. Saiu bem, não acha? A verdade é que às vezes é difícil compreender como as pessoas conseguem fazer coisas tão alucinantes. Senti hoje uma coisa estranha, o público ficou na sala, não se ia embora, foi por isso que desci para a plateia, nunca tinha feito isto. Foi uma coisa extraordinária.

A jornalista viajou a convite de Festival de Almada

 
El Mundo: Ribadavia se convierte en capital escenica del norte gracias a Pippo Delbono..
Mercoledì 18 Luglio 2018 15:55

Ribadavia se convierte en capital escénica del norte gracias a Pippo Delbono,

Los Colochos o Blind Summit Theatre

Teatro

    • JOSÉ LUIS ROMO
  • 18 jul. 2018 13:50
"La giogia", el montaje que Pippo Delbono estrena en Ribadavia. 0 comentariosComentar

El festival internacional gallego saca músculo en su 34 edición con una programación repleta de grandes nombres de la escena contemporánea

En sus comienzos, allá por los años 70, la Muestra de Teatro de Ribadavia fue un foco cultural contestatario con el Franquismo. Casi en clandestinidad, varios grupos se reunían en la localidad ourensana para potenciar la dramaturgia gallega e intentar conectarse a las nuevas tendencias que recorrían Europa. Una vez logrado el Estatuto de Autonomía, la muestra escénica de Ribadavia continuó con ese espíritu transgresor e innovador y se ha convertido en la ventana cultural de Galicia a la escena contemporánea internacional.

Al menos, así lo cree Roberto Pascual, director de la muestra de teatro desde hace casi una década. "Éste es un festival con vocación popular y periférica, mi intención siempre ha sido y sigue siendo generar debate, darle elementos críticos a los espectadores para que se cuestionen a sí mismos y a la sociedad", explica.

Por ello, muchos artistas que llegan a Ribadavia dan talleres a los vecinos y a aquellos que quieran apuntarse. Un enamorado de este filosofía del festival, es el rompedor director italiano Pippo Delbono, que ha elegido esta muestra de teatro para estrenar en España La giogia, su último espectáculo, en el que el arte circense cobra mucha importancia. "Pippo tiene mucho cariño por el festival y su metodología. Que vuelva es una gran noticia. Me parece además muy interesante que la gente pueda observar la evolución de los grandes creadores", explica Pascual, quien también ha traído a Ribadavia a tótems como Declan Donellan o Emma Dante.

En total, la MIT de Ribadavia ofrecerá 21 espectáculos en su 34ª edición, que se extiende desde el pasado fin de semana hasta el 22 de julio. Más allá del rompedor creador italiano, Pascual ha programado montajes como 'The Table' de Blind Summit Theatre, que dejó un gran sabor de boca en el Festival de Otoño madrileño; 'Ragazzo', un monólogo protagonizado por el cada vez más de moda Oriol Pla ('El día de mañana'); o 'Mendoza', un desgarrador Macbeth de la compañía mexicana Los Colochos.

Pascual también quiere destacar otra pieza, 'Ella sobre ella', de la dramaturga y directora uruguaya Marianella Morena. "Es muy interesante por la mezcla de lenguajes escénicos, performance, música, conferencia, danza... Además, es una rebelión contra la tradición heteropatriarcal del arte, en el festival estamos comprometidos con la igualdad desde hace muchos años y nuestra programación es paritaria"

 
El Pais: Es hora de acabar con el teatro burgués
Martedì 17 Luglio 2018 06:07

Pippo Delbono: “Es hora de acabar con el teatro burgués”

El creador italiano presenta en el festival de Ribadavia sua ultima obra

Pippo Delbono, en una imagen de su espectáculo 'La gioia'. Pippo Delbono, en una imagen de su espectáculo 'La gioia'. Luca del Pia

Basta una ruidosa charla telefónica a mil kilómetros de distancia para darse cuenta de que Pippo Delbono (Italia, 1959) es uno de esos artistas que solo encajan en la etiqueta de “genio loco”. Esta conversación se produjo el martes, entre Madrid y Aviñón, con el bullicio de fondo de un bar, en un español melódico interrumpido por comentarios en francés dirigidos al camarero y cuchicheos en italiano con un actor de su peculiar compañía de marginados: entre otros, un sordomudo, un mendigo, un joven con síndrome de Down y un seropositivo que es el propio Delbono. “Es hora de acabar con el teatro burgués, de hacer teatro para todos: para los locos, para los pobres, para los enfermos... También para los burgueses de siempre, no debe excluir a nadie, yo soy un burgués con casa en la montaña", dice.

Con esta extraña troupe, pese a sus continuas diatribas contra lo que llama el “teatro burgués”, el creador italiano ha recorrido los escenarios más sagrados del mundo. Él concibe los espectáculos, los dirige y se reserva un papel como actor. Y siempre impacta. Su estilo es único, poderosamente visual, con una gran carga política. Se atreve con todo: la Iglesia, el Estado, el poder en general, la homosexualidad, la televisión, el sida, los inmigrantes, la guerra.

Este año Delbono no tiene ningún estreno programado en el festival de Aviñón (sí en anteriores ediciones), pero estaba allí “para asistir a reuniones y ver algunos amigos”, aprovechando que la crema del teatro europeo se da cita en la ciudad estos días. Era una breve escala dentro de la gira que está haciendo este verano con su espectáculo La gioia, que presenta esta noche en la ciudad portuguesa de Almada y el domingo en Rivadavia (Ourense).

Gioia, en italiano, significa alegría. Una palabra que el creador asocia con imágenes de familias felices, niños felices, paisajes felices. “Todo muerto, todo falso”, explica en el dosier de presentación de este montaje. ¿No ve posible la alegría? “No es posible sin el sufrimiento. Solo cuando hay dolor se puede vislumbrar la alegría”, afirma.

Por eso en La gioia hay bufones chillones y payasos tristes, estallidos de rabia y estampas de calma. Y flores, muchas flores: una bellísima explosión floral creada por Thierry Boutemy, responsable de aquellas composiciones vegetales que adornaban la película María Antonieta, de Sofia Coppola. ¿Por qué tantas flores? “Las flores evocan la vida, pero también la muerte. Son bellas, pero se marchitan pronto. Monté este espectáculo en un momento delicado, un tiempo sufrimiento del que aún estoy saliendo, de ahí esa búsqueda de la alegría”, explica.

Una excepción en el verano de los festivales

Pippo Delbono no se ha prodigado últimamente por los escenarios españoles. En la década pasada visitó varias veces Madrid y visitó por ciudades como Málaga, Barcelona y Bilbao, pero en los últimos años solo se le ha visto en Zaragoza, el pasado otoño, donde presentó Vangelo. Ahora es la Mostra de Ribadavia, uno de los festivales más destacados del verano español y de los pocos que no se consagra al teatro clásico, la que lo trae de nuevo a España. Además del creador italiano, en esta nueva edición (del 14 al 22 de julio) visitarán la ciudad gallega la uruguaya Marianella Morena y los mexicanos Los Colochos, ambos figuras emergentes del teatro latinoamericano, además de nombres destacados de la escena española como Laila Ripoll o Natalia Menéndez y la compañía británica de marionetas Blind Summit Theatre.

Lo que no hay casi en esta obra son palabras. Y en general, en ninguno de sus trabajos. ¿Acaso no le gusta el teatro de texto? “No me interesa. La palabra es una categoría social. Es la base del teatro burgués, es complaciente, lo da todo masticado”, responde Delbono. Entonces, ¿para acabar con el teatro burgués debe desaparecer la palabra? “No digo eso. Digo que la palabra no es suficiente. Tiene que haber más cosas: el cuerpo, la danza, la música… No es la palabra en sí lo malo, sino cómo se utilice. Hay quien hace teatro burgués con obras de Pasolini”, matiza.

En este punto de la conversación Delbono pasa inesperadamente al italiano. Habla de un medicamento, necesita tomar una medicina y se la pide al actor que le acompaña. No la encuentra. Se irrita. Se disculpa: “Perdonéme, estoy saliendo de un momento delicado. Mi mente es buena para el arte, pero no tanto para la vida. Intento separarlo, pero no es fácil”.

Lo cierto es que su trayectoria artística es inseparable de su experiencia vital. A Bobó, su actor sordomudo, lo conoció en un psiquiátrico en 1996 cuando atravesaba una profunda depresión por haber contraído el sida. Fue entonces cuando empezó a integrar a personajes marginales en su compañía. La enfermedad, la locura, sus viajes por el mundo… todo está presente en sus espectáculos desde entonces.

También en su cine: lleva años grabando imágenes en sus giras por el mundo y con ellas construye películas documentales también inclasificables. La más conocida quizá sea la última, Vangelo, estrenada en 2016, nacida de un espectáculo del mismo título. El próximo octubre el centro Pompidou de París le dedicará una exposición retrospectiva que repasará su producción fílmica, acompañada de lecturas de obras, performances, grabaciones, dibujos e instalaciones visuales. El título elegido por Delbono para esta muestra ofrece una pista más sobre el impulso primigenio de sus obras: La mente que miente.

 


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