I Premi Ubu, i più importanti riconoscimenti del teatro italiano, sono stati consegnati lunedì al Teatro Arena del Sole di Bologna, quest’anno il premio alla carriera 2025 è stato attribuito a Pippo Delbono:
«Sono molto contento, anche perché questo è un premio che in genere va a chi fa teatro di tradizione, e io faccio teatro di dirompenza » dice Delbono, che è stato accolto da un lunghissimo applauso.
Fra i mille incontri del suo percorso sceglie la coreografa Pina Bausch, con la quale ha lavorato negli anni Ottanta:« Una donna libera, e anche io sono un uomo libero»;
e soprattutto Bobò, al secolo Vincenzo Cannavacciuolo, l’artista sordomuto e analfabeta che ha incontrato nel manicomio di Aversa e ha voluto in tanti suoi spettacoli, scomparso nel2019.
Lo ha definito « il mio guru», lo ha raccontato nel docufilm Bobò–La voce del silenzio” ,da poco nelle sale, che sta portando in giro per l’Italia e recentemente anche a Genova, premiato al Torino Film Festival, a Bobò gli ha anche dedicato l’Ubu, il terzo della sua carriera, accanto a tantissimi altri riconoscimenti fra i quali un David di Donatello nel 2004 e, una settimana fa, il Premio Ciampi l’ Altrarte .
Ecco la motivazione del premio Ubu, il primo consegnato lunedì:
« Con il corpo, l’espressione della danza della leggerezza umana di Pippo Delbono
abbiamo capito quanto il teatro sia un rito, una cerimonia, una brusca e istruttiva
ricerca di libertà.
Con la poesia della scena e i codici di linguaggio da lui fin ora sperimentati in 38 anni
di spettacoli da estremista dello sguardo, siamo entrati in un mondo di capolavori
della passione, dell’etica e della politica, senza mai dover distinguere un genere,
un orientamento corsaro.
E ora con la recente sua straordinaria sintesi di una amicizia senza parole vissuta con
l’attore Bobò abbiamo appreso di stagioni della vita illuminate da una grazia
espressiva fatta solo di intuito.
È per questo, e per tanti altri suoi racconti pervasi da misteri famelici, che premiamo
la carriera di emozioni che Pippo ci ha finora riservato, una carriera pienissima di
senso, di sensi».