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"bobò, folle stella danzante nel teatro del mondo di Martina Volpato- Taxi Drivers -

Lunedì 01 Dicembre 2025 06:19

‘Bobò’, folle stella danzante nel teatro del mondo

Volto e corpo degli spettacoli di Pippo Delbono che firma questo documentario, Bobò, interprete campano liberato da un manicomio, ha infiammato ovunque le platee con un’arte drammatica inimitabile, che qui viene restituita oltre gli stereotipi della malattia e si fa microcosmo di umane affinità

 

27 Novembre 2025

Scritto da


Presentato nella sezione ufficiale Fuori Concorso al Locarno Film Festival 2025, in anteprima mondiale, Bobò di Pippo Delbono nella sua forma documentaristica di sensibilità ritrattistica e acutezza inventiva scolpisce e fa danzare la creatività di un outsider che sul palcoscenico elevò la propria alterità – fisica e intellettiva – a universalità di linguaggio, nella statura dell’arte e ancor più nei suoi siderali misteri di impalpabilità e vicinanza al pubblico.

Al TFF in concorso e in sala con Luce Cinecittà.

BOBÒ

Vincenzo Canavacciuolo (1936-2019), detto Bobò, ex internato nel manicomio di

Aversa, è stato una forza primaria della famiglia teatrale di Pippo Delbono,

personalità sorprendente nel panorama scenico internazionale, un artista eclettico e

duttile che sapeva infondere con l’istintività di gesti e suoni una luce sulle ferite,

nostre ancor prima che sue.

Con la voce e la presenza narrante dello stesso Delbono, che instaurò con il

protagonista un longevo sodalizio professionale e d’amicizia, Bobò travalica le

retoriche apologetiche post mortem al cospetto della malattia e della disabilità,

cristallizzando l’essenza di colui che, illetterato, fu nominato Cavaliere delle Arti a

Parigi, e cogliendo, nella folie à deux di talento, personaggi, rappresentazioni, le

tracce della vita che sopravvive alla cupa sofferenza, nella trascendenza terrena

dell’arte. Prodotto da Fabrique Entertainment, Luce Cinecittà, Inlusion

Creative Hub, Vargo, con Rai Cinema, il film verrà distribuito in autunno nelle sale

italiane, in concomitanza con la Giornata Mondiale della Salute Mentale (10 ottobre).

Ai margini del vita, dentro l’anima del palcoscenico

Il film racconta la storia straordinaria e reale di Bobò, un uomo sordomuto, analfabeta

e microcefalo che ha vissuto per 46 anni nel manicomio di Aversa. La sua vita prende

una svolta inaspettata nel 1995, quando Delbono lo incontra durante una visita nella

struttura e ne rimane profondamente colpito. Da quell’incontro nasce un legame

umano e artistico destinato a cambiare per sempre le loro vite. Attraverso questo

incontro, Bobò diventa una figura centrale nel teatro e nel cinema di Delbono,

rivelandosi un interprete sorprendente, capace di comunicare con forza e poesia

anche senza parole. [sinossi ufficiale]

Non una biografia romanzata, ma il romanzo di una vita (anzi, quasi di due), con la

presa emozionale tra l’incanto del genio e la delicatezza di un’ironia sovversiva, che

Delbono intona nelle cadenze di una fiaba malinconica, ma mai disperata, suggellata

dalla circolarità di un incipit nell’ex struttura psichiatrica e di un finale da epitaffio

(con la morte sopraggiunta a Napoli, all’età di 82 anni), senza che il dolore della

prigionia e della perdita intacchi la grazia della rinascita e del riscatto.

Incastonato al centro del racconto, un flashback che è attraversamento (più che

cronachistica rievocazione) dell’unicità dell’attore-autore, tramite materiale composito:

il monologo del regista, riprese originali, estratti di spettacoli e scene di vita

quotidiana. Un bilanciamento tra memoria e poetica dell’umano, solo apparentemente

freak e invece così vicino. Senza pietismo e facile condiscendenza si impone Bobò,

con la sua alterità lunare, il carisma che inonda lo spazio, il trasformismo su toni e

scenari, il non-mutismo intessuto di rumori ancestrali: colui che Le Monde ha definito

“l’incomparabile attore microcefalo e sordomuto, un piccolo re incerto”.

Dove il silenzio diventa presenza

Nel 1995 l’incontro epifanico del regista e attore con il paziente di Aversa (lì internato

da quando aveva 16 anni), durante una visita per un laboratorio teatrale, schiude

tutta la potenza inestricabile del linguaggio, non solo nell’alienante e leggiadra

comunicabilità di gesti puri e istintivi, quasi sciamanici (Bobò non conosceva la lingua

dei segni), ma anche nella comunanza dialogante e nelle empatiche coincidenze di

due solitudini, due sofferenze, nella spirale della nera depressione.

Di fronte a questo piccolo sordomuto partenopeo c’è Pippo Delbono, grande autore

di spettacolo della cultura italiana che ha attraversato il mondo, le sue incrinature e i

suoi spiragli con l’arte drammatica e coreutica e con le regie cinematografiche, mosso

dall’impegno civile e dalla sperimentazione, tra l’Oriente e Pina Bausch, dedito al

conflitto israelo-palestinese, al terremoto di Belice, al rogo della ThyssenKrupp di

Torino. Scelto anche come attore da Luca Guadagnino, Bernardo Bertolucci,

Peter Greenaway, visse all’epoca il dramma personale dell’HIV, quando ancora erano assenti cure efficaci.

In questo modo Bobò, con la sua comicità surreale, con la vivacità di sguardo e di

introspezione, regala al pubblico vertici di sensibilità e testimonia con

autenticità tutta la bellezza possibile di un mondo misconosciuto.

Un documentario sulla diversità più estrosa, struggente e vitale, sulla

rinascita che si radica nel suo contrario, la cognizione dell’oscurità, in cui

confluiscono buddismo e poesia brasiliana, confessione autobiografica e rivoluzione

post-Basaglia, in un equilibrio di senso e di sentimento. Ricorrono poi sequenze

memorabili, dall’addio sardonico di Bobò alla guardiana dell’ospedale alla domanda di

un giornalista rivolta all’étoile dell’Opéra di Parigi, su cosa ci fosse nel panorama

attuale della danza: “Nulla di nuovo, a parte Bobò”.

Bobò

  • Anno: 2025
  • Durata: 81'
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Pippo Delbono
 
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