ROMA - «Fammi entrare! Non so dove andare a dormire!», urla in piena notte la ragazza al fratello minore che si nasconde in cantina. «Vattene! Mi rovini tutto!», tenta di respingela lui dietro l’inferriata che protegge la sua fuga dal mondo. Bastano una scena di pochi minuti, i volti acerbi ed espressivi dei giovanissimi protagonisti Jacopo Olmo Antinori e Tea Falco, più l’emozione diffusa sul set per capire che il nuovo film di Bernardo Bertolucci, «Io e te», verrà accolto come un evento. Perché segna il ritorno al cinema del maestro a quasi dieci anni da «The Dreamers», perché è ispirato al best seller omonimo (Einaudi) di Niccolò Ammaniti, perché affronta un tema congeniale a Bertolucci: l’adolescenza e i suoi turbamenti. «Resisto poco quando si parla di ragazzi in crescita, di quel cambiamento che devi acchiappare al volo altrimenti ti sfugge», sorride il regista settantenne per poi citare Rimbaud: «Non si è seri quando si hanno 17 anni e dei tigli verdi al di sopra delle nostre passeggiate».
Il film, come il libro di Ammaniti (anche sceneggiatore con Bertolucci, Contarello e Marciano) racconta la storia di Lorenzo, 14 anni, e il suo tormentato rapporto con la famiglia e il mondo esterno. Un giorno il ragazzino finge di partire con la scuola per la settimana bianca e si nasconde in cantina, assaporando la libertà dagli adulti e dalle regole. Ma l’arrivo della sorellastra Olivia, più grande di dieci anni e carica di problemi, scombinerà i suoi piani...
Ultimo ciak. Da oggi la cantina ingombra di cianfrusaglie impolverate ad arte dallo scenografo Jean Rabasse (che ha reperito perfino un glorioso Solex, il ciclomotore in voga nei Settanta) verrà smantellata e il pittore Sandro Chia recupererà il suo studio contiguo all’Orto Botanico, nel cuore di Trastevere, dopo averlo prestato al set di Bertolucci che abita «a soli 45 secondi di distanza».
Il regista è un uomo felice: «Sono tornato a girare dopo tanti anni, quando ormai non ci pensavo più. Non riesco a crederci, è quasi un miracolo», sorride Bernardo sulla sedia a rotelle motorizzata («la mia sedia elettrica», ironizza) che oggi gli garantisce l’autonomia di movimento. «Ma dirigere è anche una situazione di assoluta normalità», prosegue, «per me che ho sempre fatto questo lavoro e passerò i prossimi mesi alla ricerca di un nuovo soggetto per tornare subito sul set. Intanto assaporo il piacere di girare un film che, eccezionalmente, non sarà una scoperta perché migliaia di spettatori hanno già letto il libro. Ammaniti me l’ha regalato l’anno scorso e ho capito immediatamente che era la storia giusta per il mio ritorno al cinema. Tanto più che si svolge quasi tutta in un unico ambiente. Claustrofobia? No, semmai claustrofilia, è una condizione che apprezzo».
«Io e te», prodotto da Fiction e Mario Gianani con la collaborazione di Medusa che lo distribuirà nelle sale dopo il più che probabile passaggio a Cannes, è interpretato da due esordienti nel cinema: il romano Jacopo Olmo Antinori, 14 anni, studente al liceo Virgilio, qualche esperienza in teatro (è figlio dell’attrice Francesca De Martini), e la 25enne Tea Falco, videoartista e fotografa catanese. Sono stati scritturati dopo centinaia di provini. Spiega Bertolucci: «Li ho scelti perché erano quelli che mi incuriosivano di più con le loro storie e i loro segreti. Io rubo regolarmente la vita degli attori per arricchire i personaggi». E i ragazzi lo guardano incantati dalla sua paterna, infinita dolcezza. «Mi considero fortunatissimo, sul set ho imparato tante cose», dice Jacopo Olmo, quasi un predestinato (il secondo nome è stato dai genitori in onore del protagonista di «Novecento»), grandi occhi chiari e una testa di ricci. Tea interpreta la tossica, fragile e vitalissima Olivia e racconta che del set le resterà «la poesia del regista che mi ha insegnato a vivere, ad amare, a creare».
All’inzio Bertolucci pensava di girare in 3D. «Poi ho rinunciato», spiega, «dopo aver effettuato una serie di provini a Cinecittà: mi sono reso conto che la trdimensionalità avrebbe rallentato le riprese. Ho quindi pensato al digitale, ma non sono abituato a una definizione troppo alta dell’immagine...così sono tornato al classico formato in 35 mm».
Nel film gli adulti sono interpretati da Sonia Bergamasco, Pippo Delbono e Veronica Lazar. «Ma entrano nella storia quasi per sbaglio», spiega Bertolucci, «protagonista è il mondo dei ragazzi. Lontanissimo dal loro».